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Quel bimbo investito è anche figlio mio

di Emanuele Giusto – Autostradafacendo.it

L’intervallo di pranzo, per me, è spesso l’occasione per spizzicare un po’ di notizie della giornata. Qualche settimana fa il titolo qui sopra ha spezzato la mia pausa, arrivandomi come un pugno nello stomaco. Si tratta di una lettera dell’attore Finazzer Flory, pubblicata in prima pagina dall’inserto milanese del Corriere. La storia penso sia conosciuta. Tutti abbiamo letto il caso di M.M, il  bambino di dieci anni travolto sulle strisce pedonali a Porta Vittoria. Tutti abbiamo sentito la storia di quel conducente che è poi scappato abbandonando il veicolo e che, quando l’hanno poi acciuffato, ha dichiarato di aver perso la testa. Tutti dobbiamo sentirci in colpa, dice Finazzer Flory, perché ognuno di noi ha guidato, almeno una volta, superficialmente.   Ha ragione, aggiungo io, ma non basta: ancor di più dobbiamo sentirci in colpa perché ognuno di noi, almeno una volta, ha abusato della grande massa del proprio veicolo per non fermarsi alle strisce, violando così l’altrui buon diritto di precedenza.

figliomio

Chi di voi abita la civilissima Milano, provi a guardare che cosa succede ogni giorno, in ogni momento della giornata, negli incroci in cui i veicoli arrivano in velocità. A puro titolo di esempio, guardate  l’incrocio tra viale Beatrice d’Este e via Oriani di cui si è parlato in questo articolo. Molti, moltissimi, forse tutti i veicoli danno per scontato che il pedone certo si fermerà atterrito davanti all’impeto della grande massa in movimento. E questo non va bene, perché guidando in questo modo accettiamo di barattare il vantaggio di impercettibili frazioni del nostro tempo con il furto dell’altrui e della nostra sicurezza. Proprio sull’incrocio di Beatrice D’Este, già due volte, mi è capitato personalmente di far attraversare delle persone anziane, ferme al margine perché stavano incontrando delle concrete difficoltà di transito visto il mancato rispetto delle più elementari regole della convivenza civile. Gli italiani hanno molto migliorato i propri comportamenti alla guida, prova ne sia che, a livello nazionale, dal 2001 al 2013 abbiamo dimezzato il numero di persone morte sulle nostre strade e, fuori delle città, cominciamo ad avere risultati “storici” come il fatto che per un intero anno, per tutto l’anno 2012 sull’autostrada Torino-Milano non c’è stata neanche una vittima. Certo l’attitudine alla guida è una delle cause determinanti per risultati di questo tipo. Ma questa attitudine alla prudenza deve essere di casa anche e soprattutto in città dove guidare è più complesso e dove il numero delle vittime è più elevato: 72,3% (!) dei feriti, secondo l’ultima statistica nazionale. Fino a quando la distrazione e l’irruenza avranno il sopravvento sul rispetto, dovremo essere umili nei confronti degli utenti deboli della strada. Dovremo essere umili nei confronti dei nostri bambini. Ha ragione Finazzer Flory: M.M., un po’, è anche figlio mio.

Leggi la lettera di Finazzer Flory sul sito del Corriere.

Seguendo questo collegamento si va ad un articolo che descrive i fatti ed in questa pagina ci sono le foto dei rilievi sul posto. Seguendo questo collegamento trovi la campagna del Ministero per la protezione dei bambini “sulla buona strada”.

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