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ICARO: giornata dedicata alla sicurezza stradale

di Fonte: Polizia Stradale

L’incidente stradale rappresenta la prima causa di morte sotto i 30 anni. Già da solo questo dato ci fa capire l’importanza della prevenzione degli incidenti.
Proprio per sensibilizzare e informare su questi temi, lo scorso 18 novembre si è celebrata la “Giornata mondiale in memoria delle vittime della strada”, istituita per la prima volta dall’Onu nel 2005, per costituire un momento di ricordo e riflessione dedicato alle vittime di incidenti stradali e ai loro familiari.
Un ulteriore mezzo messo in campo nella battaglia in atto per cercare di cambiare le abitudini negative degli automobilisti.
In occasione di questa ricorrenza, che si celebra ogni anno la terza domenica di novembre, nell’aula magna della “Sapienza – Università di Roma” si è svolta, una giornata dedicata alla sicurezza stradale, alla quale hanno assistito circa 800 studenti romani.

764. Roma-sicurezza stradale

 
All’evento ha partecipato anche il capo della Polizia Franco Gabrielli, insieme al rettore Eugenio Gaudio e alle Associazioni delle vittime.
“Il mondo dei rischi evoca due termini fondamentali: consapevolezza e responsabilità – ha detto il prefetto Gabrielli durante il suo intervento – Se uno non conosce e non è consapevole dei rischi, difficilmente riuscirà ad affrontarli ponendo in essere comportamenti volti ad evitarli, quindi è fondamentale la cultura. È importante sviluppare un percorso culturale. La responsabilità va vissuta come capacità di comprendere le conseguenze dei nostri comportamenti”.
Nel corso della mattinata, sostenuta da Fondazione Sapienza, è stato affrontato il delicato tema della vicinanza alle vittime di incidenti stradali e quello della prevenzione, in particolare quella rivolta ai giovani, particolarmente coinvolti dagli incidenti stradali.
Secondo i dati Istat, nel 2017 si sono verificati in Italia 174.933 incidenti stradali con lesioni a persone, che hanno provocato 3.378 vittime, 95 in più rispetto all’anno precedente, facendo quindi segnare un’inversione di tendenza rispetto al 2016, quando le vittime erano diminuite.
C’è un dato però che fa pensare che forse la strada è quella giusta: le vittime di giovani fino a 29 anni sono state 668, con una diminuzione di 35 rispetto al 2016.
Per prevenire l’incidentalità giovanile ed educare alla sicurezza stradale, la Polizia di Stato da 19 anni è impegnata nel Progetto Icaro, la campagna di educazione stradale rivolta agli studenti delle scuole di ogni ordine e grado, in collaborazione con il Dipartimento di psicologia della Sapienza, il MIT, il MIUR, il Moige, la Fondazione Ania, la Federazione ciclistica italiana, la società Autostrada del Brennero Spa, Enel green power, il Gruppo autostradale Astm-Sias/Autostradafacendo. Il progetto è stato rappresentato dall’ing. Alberto Binasco, direttore di esercizio della società autostradale SALT che con altre otto concessionarie è promotrice del progetto di sicurezza stradale Autostradafacendo.
In 19 anni Icaro ha raggiunto circa 200mila studenti, ai quali bisogna aggiungere altre centinaia di migliaia di contatti avvenuti durante gli eventi organizzati in teatri, piazze e a bordo del Pullman Azzurro, l’aula multimediale itinerante della Polizia stradale.
Icaro, nel 2009, è divenuto un progetto europeo (Icarus) con Polizia stradale capofila nell’Unione europea nel campo dell’educazione stradale.
Nell’ambito dell’impegno della Polizia di Stato dedicato alle vittime di incidenti stradali e ferroviari, è stato avviato il Progetto Chirone, nato con lo scopo di delineare un nuovo ruolo dell’operatore di Polizia nella gestione dei rapporti con le vittime di incidenti stradali e ferroviari.
Parlando del Progetto Chirone, il capo della Polizia ha sottolineato l’attività degli uomini e delle donne della Polizia stradale e ferroviaria: “Amo la polizia attenta a far rispettare le regole, ma ancora di più la polizia che si fa interprete dei bisogni e delle sofferenze degli altri, perché è questa la cifra dell’umanità che contraddistingue il nostro lavoro, soprattutto nei confronti di chi vive una condizione di dolore e sofferenza, che deve essere oggetto delle nostre attenzioni”.

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